Networking per chi odia fare networking

Per questioni professionali, gli introversi devono espandere la propria rete di contatti tanto quanto gli estroversi. Dopo essersi trascinati sotto coercizione a numerosi eventi di networking ed essere puntualmente tornati a casa svuotati di energie, decidono di acquistare qualche libro per “imparare” a diventare degli animali sociali.

E ora salto dalla terza persona plurale alla prima persona singolare perché sì, anche io sono un’introversa senza possibilità di guarigione. Perciò vado in libreria e acquisto qualche tomo, nella speranza di migliorare la mia goffaggine. Peccato che le istruzioni consigliate, agli occhi di un’introversa come me, siano non solo incomprensibili ma anche poco praticabili. Come sarebbe a dire “promuoviti costantemente, incontra il maggior numero possibile di persone, mangia con una persona diversa ogni volta che esci a pranzo e partecipa a numerose attività serali”? Mi sento stanca solamente a pensarci. 

Vabbè, si vede che son fatta male, accontentiamoci del mio isolamento professionale“. Ho accantonato il malloppo, convinta di non riprenderlo più in mano. Del resto, sarebbe stata solamente una perdita di tempo e un nuovo modo creativo per autoflagellarsi.

Poi, Amazon mi ha consigliato “Networking for People Who Hate Networking ed è inutile dire che è stato amore a prima vista.  Ringrazio calorosamente Devora Zack per avermi aperto gli occhi e avermi fatto capire che non sono io ad essere sbagliata. Sono i consigli e le tecniche ad essere limitate, perché formulate solo per una parte dell’umanità: gli estroversi.

Ma allora c’è speranza? Sì. Non lo dico solo io, lo dicono tutte le persone con cui lavoro, le quali puntualmente scoppiano a ridere quando dico loro di essere introversa e di avere l’ansia sociale. “Ma se sei così solare e proattiva! Impossibile”. Credono sia una battuta (o la modestia?).

Leggendo questo libro ho, nel seguente ordine:

  1. compreso che introversi ed estroversi hanno stili sociali diversi;
  2. accettato di essere introversa – o meglio, accettato un’accezione di “introversa” che sia priva di giudizio negativo;
  3. identificato con onestà i miei limiti e i miei punti di forza e, di conseguenza
  4. imparato a fare networking in maniera efficace, nel pieno rispetto della mia personalità e dei miei ritmi.

Sperando che queste parole possano aiutare gli introversi come me (e vi posso assicurare che sono ovunque, anche dove meno ve l’aspettate), condivido quelle che sono diventate le mie “istruzioni per l’uso”. O per la sopravvivenza… a seconda dei punti di vista.

1. Prepare (Preparare)

Prepararsi mentalmente. So che la mia batteria sociale si scarica velocemente, per questo evito di programmare molte riunioni e/o attività che richiedono molta interazione se poi, in serata, ho un evento di networking. Pranzo da sola in un luogo tranquillo e mi ricarico trascorrendo del tempo con me stessa, così da arrivare a sera con le riserve energetiche piene.

Programmare obiettivi realistici e misurabili. Se la configurazione dell’evento lo permette, faccio una veloce ricerca sugli ospiti che parteciperanno, di modo da selezionare già le persone con cui è opportuno entrare in contatto. Ciò non significa bandire la serendipity (anzi, personalmente la adoro!); tuttavia, mi permette di focalizzare le mie energie ed evitare di calpestare il pavimento per due ore, con lo sguardo vacuo.

Preparare la propria storia. Sfortunatamente, le persone si aspettano una conversazione, non un monologo – il che significa che prima o poi si dovrà aprire bocca. Gli introversi hanno bisogno di più tempo per elaborare una risposta (pensano per parlare, non viceversa), ma ad un evento di networking, come potete immaginare, non c’è tutto questo tempo per pensare. Tutt’altro: il tuo interlocutore si farà un’idea di te nei primi trenta secondi, motivo per cui è opportuno “fare i compiti a casa” e prepararsi un elevator pitch per evitare balbettii e mugugni di imbarazzo. Chi sono? Come posso comunicare il mio ruolo in maniera tale da suscitare interesse e curiosità? Quali aneddoti sono disposta a svelare e quali preferisco tenere per me?

2. Process (Elaborare)

Preferire la qualità alla quantità. Noi introversi proprio non ce la facciamo a promuoverci e distribuire biglietti da visita. Non proviamoci: risulterebbe innaturale e finiremmo per causarci ancora più imbarazzo di quello che già stiamo provando. Concentriamoci invece su ciò che sappiamo fare bene: ascoltare, raccogliere ed elaborare dati e, di conseguenza, tenere una conversazione che sia davvero significativa per noi e per il nostro interlocutore. Detto in altri termini: poche connessioni, ma rilevanti, in grado di “suscitare”.

Ascoltare (a corollario di quanto scritto sopra). Ascolta con attenzione e non sarai mai più a corto di input per proseguire la conversazione. Del resto, le persone apprezzano DAVVERO le domande ponderate.

Sorridere. Non è verbale, possiamo farcela! Minimo sforzo, massimo beneficio. Amo sorridere e questo gesto aiuta a creare empatia e un contesto di sicurezza psicologica.

3. Pace (Regolare la cadenza)

Questo è forse il principio più difficile da spiegare ad un estroverso (i miei tentativi sono stati finora fallimentari). Noi introversi abbiamo bisogno di passare del tempo da soli per ricaricarci e no, non è un capriccio. No, non siamo asociali, timidi e lunatici. Ritagliarci del tempo in solitudine è un bisogno fisiologico, tanto quanto dormire quando si è stanchi. Le mie pile si scaricano quando mi relaziono per ore con le persone e si ricaricano stando da sola (facendo sport, leggendo, scrivendo, facendo due passi, stando sotto le coperte a fare l’enigmistica o il-nulla-cosmico). Non solo non c’è niente di male nel farlo, ma ho capito che è qualcosa di non negoziabile.

Rappresentazione della sottoscritta dopo una normale giornata di riunioni, notifiche su LinkedIn, pranzi in compagnia e inviti a “berne una”

Per cui:

Le pause sono obbligatorie. Tra un convenevole e l’altro, ho bisogno di un po’ di quiete, e questa quiete può assumere le forme più disparate: vado in bagno, esco a prendere un po’ d’aria fresca e con l’occasione controllo il telefono. Mi avvicino al buffet e stuzzico qualcosa, mi perdo a leggere il materiale promozionale cartaceo, i poster, i volantini.

Fare follow-up entro 48 ore. Qui, noi introversi siamo imbattibili: siamo titubanti quando si tratta di parlare, ma eccellenti nella scrittura (perché, di nuovo, la scrittura ci permette di pensare prima di parlare). Mi impegno a ricontattare le persone che conosco nelle occasioni più disparate nel giro di qualche giorno, e lo faccio dedicandoci tanto impegno. Scrivo e-mail che risultino personali e utili, ad es. condivido informazioni e link utili, invio documenti, mi offro per introdurre il mio interlocutore a terze parti. Mi viene in maniera del tutto spontanea e disinteressata, senza aspettarmi nulla in cambio.

Congedarsi quando ne senti il bisogno. Non devo sentirmi obbligata a passare ogni minuto dell’evento conversando con qualcuno. Analogamente, non devo sentirmi obbligata a rimanere per tutta la durata dell’evento. Mi sintonizzo con il mio ritmo e quando sento di non avere più nulla da dare (e di non avere più spazio per ricevere), saluto ed esco.


Da quando ho accettato i miei limiti dell’essere introversa e ho lavorato invece sui miei punti di forza, partecipare ad occasioni di networking mi arricchisce, mi entusiasma e mi convince ogni giorno di più di quanto io ami entrare in connessione con l’altro. Semplicemente, con i miei ritmi e con le mie modalità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Il contenuto è protetto ;-)
Torna in alto