La nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura

Se vi chiedessi a bruciapelo “è più importante il team o l’individuo?”, probabilmente la maggioranza di voi risponderebbe senza tanti dubbi: “il team”. Anche io ho risposto così, ma dopo essermi soffermata sul perché di questa risposta secca mi sono resa conto di quanto scegliere l’uno o l’altro sia una questione squisitamente culturale.

Pensateci: quando è stata l’ultima volta che vi siete complimentati con voi stessi? Quando è stata l’ultima volta che vi siete attribuiti valore, riconosciuti il vostro merito? La verità, nuda e cruda, è semplice: l’individuo spesso viene colpevolizzato se solo si azzarda a dire che lui/lei è fondamentale, è determinante.

Questo non significa che il team non sia importante. Anzi, il team è fondamentale per raggiungere obiettivi più grandi e complessi. Ma non dimentichiamo che un team è composto in primis da individui, e fintanto che non crederanno di essere davvero determinanti, davvero in grado di raggiungere l’eccellenza, dei mantra sul gioco di squadra non ce ne facciamo un piffero.

Riconoscere i propri successi e il proprio potenziale non è egocentrismo, se fatto con grande umiltà, senza presunzione nè arroganza. Tutt’altro. Provare ogni giorno a dare (ed essere) il nostro meglio può avere, e ne sono convinta, un grandissimo effetto su chi ci sta attorno. Citando Coach Carter:

Se noi lasciamo la nostra luce splendere, inconsciamente diamo alle altre persone il permesso di fare lo stesso. Appena ci liberiamo dalla nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.

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